Elita Ouverture con ClayPaky Sharpy e Robe Pointe

Elita Ouverture con ClayPaky Sharpy e Robe Pointe

Un’ottima occasione per testare ClayPaky sharpy e Robe Pointe mi è capitata di recente  all’ELITA OUVERTURE presso il teatro Franco Parenti di Milano dal 19 al 22 settembre 2013.
Presenti molti artisti tra cui Anna Calvi e De La Soul, oltre a molti dj set con Ellen Allien, Matew Jonson, Prins Thomas e Tim Sweeney.

SCENA

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La scenografia era caratterizzata da una specchiera a semicerchio ideata da Marco Klefish su tre livelli composta da 11 moduli da 8 specchi ognuno regolabili orizzontalmente e 3 moduli centrali da 4 specchi.

Ho avuto a disposizione un disegno luci ideato da Stefano Limone e Gianfranco Saponaro con le seguenti fixture

12 ClayPaky Sharpy
12 Robe Pointe
8   Robe Robin 600 Led Wash
2   Martin Mac 301 Wash
6   Varilite pc 1200
6   Blinder 4 lamps
2   Etc Zoom
Regia Luci Avolite Pearl Expert

elita plot

Rispetto al disegno, ho preferito concentrare tutte le fixture destinate al floor al controluce, mettendo i 6 pointe centrali, gli 8 sharpy ai lati della console dj (4+4) e lasciando solamente i 2 mac 301 ai due spigoli frontali del palco.

CARATTERISTICHE

Concentriamoci ora sulle 2 importanti novità presenti nel festival: Sharpy e Pointe
La prima considerazione è che stiamo parlando di due teste mobili diverse: Sharpy è considerato il pioniere dei mini beam nati per esprimere fasci stretti e potenti mentre Pointe è nato come spot in grado di comportarsi come un beam in maniera soddisfacente.

Movimenti: Entrambi molto veloci, con un’ottima risposta e precisione.

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Gobos: Molto più divertenti e versatili quelli dei Pointe (è naturale sapendo che nasce come spot). Il gobo a rete quadrata con zoom al massimo e prisma inserito è molto riempitivo con perdite minime di luminosità. Per quanto riguarda lo sharpy invece, ho sfruttato solamente ciò che sa fare meglio: gobos cerchio di vari diametri e linea. Anch’essi con effetto prisma mantenevano una buona luminosità

Prisma: Pointe offre anche il prism 6 facet, molto utile e di effetto soprattutto in rotazione. Lo sharpy invece ha solo il prism 8 facet

Colori: Ottimi e di buona resa in entrambe le teste. Ben fatti anche i cto

Consumi: Nettamente in vantaggio Sharpy, che è riuscito a fornire delle prestazioni enormi con una lampada da soli 189W e un assorbimento totale da 350Va. Merito soprattutto delle lenti altamente performanti.

Ecco le schede tecniche a confronto:

Caratteristica SHARPY POINTE (modo beam)
Potenza Assorbita
350VA a 230V 50Hz
470W a 230V 50Hz
Lampada
scarica con sistema ad arco corto in un riflettore
scarica con sistema ad arco corto con riflettore integrato
Emissione Lampada
189 W
280 W
Emissione luminosa a 20mt
59.760 lux (zoom 3.8°)
82,400 lux
(zoom 2.5°)
Diametro a 20mt
1.46 mt
(zoom 3.8°)
0.9 mt
(zoom 2.5°)
Durata vita media
2000 h
2000 h
Zoom
0° – 3.8°
2.5° – 10°
Colori
ruota 14 colori + aperto
ruota 13 colori + aperto
Gobos
ruota 17 gobos fissi
– ruota 10 gobos fissi + 4 beam reducers
– ruota 9 gobos rotanti
Prisma
Rotante 8 facce circolare
– Rotante 8 facce circolare
– Rotante 6 facce lineare
Frost
Si
Si
Pan e Tilt
540° – 250°
450° – 270°
Velocità P/T
2.45sec/1.30sec
non indicato ma comunque molto veloci
Modi DMX
2
3
Max Canali
20 in vector mode
30 in mode 3
Peso
 19kg
15kg
Distanza minima oggetti illuminati
 12mt
10mt

CONCLUSIONI

imag0569Teniamo ben presente le considerazioni fatte in precedenza e le diverse nature delle due macchine, anche se molti inizialmente (commettendo un grosso errore, me compreso), tendono a definire Pointe una copia dello Sharpy.
Precisato questo devo dire che nel contesto in cui ho avuto modo di testarle, sembra quasi che Pointe e Sharpy si siano compensati alla perfezione. In alcuni momenti gli Sharpy passavano come saette attraverso i gobos riempitivi dei Pointe, creando un effetto molto particolare e altre volte si comportavano come gemelli, dando poi l’illusione di mutazioni in corsa delle due fixture nel momento in cui si andavano ad attivare effetti diversi.
Onore al merito quindi alla ClayPaky per essere stati i primi ad esprimere questo tipo di tecnologia. E un complimento a Robe per aver controbattuto senza cercare l’imitazione.

In ultima una considerazione molto importante che vale per entrambi: Il peso!
Il montaggio e lo smontaggio del corpo può essere fatto da una sola persona, con enorme soddisfazione dei tecnici per nulla nostalgici dei tempi in cui una testa mobile veniva posizionata o imballata da almeno 2 persone 🙂

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  •  Walter Lutzu|email:walter.lutzu@gmail.com|skype:sbrebo