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Filosofie di programmazione luci #1

Nel mondo dello spettacolo mi capita sempre più spesso di incontrare i cosiddetti “pigiabottoni” (per dirla con gentilezza, visto che posso considerarmi uno di loro) che tifano per l’una o l’altra squadra, oops… console. Allora, parlando di programmazione luci, per l’ultima volta: la console migliore in assoluto è quella che conosci meglio! Ho visto spettacoli splendidi, semplici ma d’impatto, realizzati con una console di fascia medio-bassa degli anni ’90 nelle mani di un operatore dal tocco preciso e sensibile, e ho visto spettacoli orribili montati con una console all’avanguardia superaccessoriata, con un backup ancora più accessoriato, manovrata da un operatore che muoveva le dita sui fader come un contadino in ritardo con la semina dell’ultimo angolo del suo campo.

Attenzione: in questa serie di articoli non citerò marche o modelli, ma alla fine sarete in grado di impostare l’ABC della programmazione su qualsiasi console. Inoltre, sempre nell’ottica di una sana condivisione, potrete commentare o suggerire correzioni per migliorare questo articolo: invito tutti i lettori a continuare a leggere fino in fondo. E infine (oggi voglio rovinarmi!) oltre alle pentole regalo una checklist di cosa fare prima e dopo la programmazione.

Impostare la console prima della programmazione luci

Ogni volta che vi trovate davanti a una console luci, ricordate che leggere, o meglio consultare il manuale d’istruzioni non è reato. Web e social sono pieni di forum, tutorial o gruppi di discussione dove potete facilmente fare una domanda o chiedere un consiglio e ricevere in pochissimo tempo una buona risposta dall’altra parte del mondo.

Tutte le console luci hanno alcune sezioni comuni, spesso simili e di accesso intuitivo, come ad esempio Patch, Palette (o preset), Cue List (o memory list, o memory stack) e così via.

Per i principianti, la Patch è una sorta di tabella con l’elenco numerato degli apparecchi e il relativo indirizzo DMX, oltre ad altre informazioni che sarebbe inutile spiegare qui; serve a costruire il pacchetto di dati da inviare all’impianto luci. In questa fase bisogna tener conto del lavoro dei tecnici che installeranno fisicamente i vari apparecchi – ed è per questo che serve – individuando sul plot luci le zone degli universi, ad esempio Universo A – Truss 1 e 2, Universo B – Truss 3 e 4, Universo C – Floor, e così via. Questa operazione preliminare sarà utile per ottenere un allestimento ordinato e senza sprechi di cavo di segnale.

Un’altra particolarità della Patch è la corretta numerazione degli apparecchi. Di solito, negli allestimenti semplici numero i convenzionali da 1 a n e poi raggruppo gli altri apparecchi per famiglia di prodotto o modello, ad esempio Spot da 101 in su, Wash da 201 in su, Beam da 301 in su e così via. Nei casi più complessi si può ragionare per truss o come si preferisce: l’importante è riuscire a richiamare in poco tempo l’apparecchio che serve, a qualunque gruppo appartenga.

Per esempio, sapendo che la prima truss porta 8 spot e 8 wash, e che tutti gli altri apparecchi di quella truss hanno un ID che parte da 101, possiamo scegliere di assegnare gli spot da 101 a 109 e i wash da 111 a 119; così, se voglio selezionare il terzo spot e il quinto wash, chiamerò i numeri 103 e 115.
Questo è solo uno dei tanti approcci possibili: le possibilità sono moltissime, e sta all’operatore decidere quella più adatta per essere rapido nella selezione degli apparecchi.

Completata la patch e decisa la gestione migliore, possiamo passare all’impostazione delle palette.

Le palette non sono altro che posizioni, colori ed effetti (shutter, zoom, gobo e così via) richiamabili durante la programmazione per creare le memorie da aggiungere alle cue list. Per esempio, se in una cue list da 200 memorie avete usato per 40 volte, in 40 memorie diverse, la palette di posizione che mette gli spot paralleli puntati verso la regia e dovete modificare tutte e 40 le posizioni, basterà modificare quella sola palette per ritrovare la nuova posizione in tutte e 40 le memorie, senza scorrerle una per una.

Per quanto riguarda gli effetti (gobo, shutter, iride, prisma, zoom e così via), di solito creo al massimo 4 o 5 palette per i gobo, 3 per gli shutter (no shutter, random lento e random veloce), 3 per lo zoom (stretto, medio e largo), 2 o più per il prisma (ad esempio no prisma, circolare e lineare), e le varie rotazioni di gobo e prisma (ferma, lenta e veloce).
Capite bene che questa procedura semplifica molto la fase vera e propria di programmazione.

Quanto alle posizioni, bisogna individuare con cura – spesso anticipando il LD, se non siete voi – le palette utili come speciali e le luci sul proscenio, centro palco, centro proscenio, consolle del dj o posizione della band, oltre agli apparecchi tutti paralleli, incrociati e a raggiera. Bisogna sempre avere qualcosa sul pubblico, memorizzare ogni nuova palette che nasce durante la programmazione per standardizzare tutto al meglio, e non esagerare con il numero di posizioni, perché di solito con meno di 5 palette semplici si fa un bellissimo spettacolo.

E infine i colori. Se nell’impianto ci sono apparecchi con ruota colori, avete tre possibilità per gestirli:

portare il dimmer a zero, cambiare colore e riportare su il dimmer.
organizzare le palette rispettando il più possibile l’ordine degli slot di ogni apparecchio, e passare al colore più vicino per ridurre al minimo lo sfarfallio nel cambio da un colore all’altro.
impostare direttamente sull’apparecchio la funzione che fa automaticamente il blackout e la riaccensione a ogni cambio colore. Quasi tutti gli apparecchi ce l’hanno, ma è davvero sottovalutata. Come dicevo, basta consultare il manuale d’istruzioni.

About the color palette, in a standard situation I prefer to go with white, red, green, yellow, cyan, magenta and usually I add a pair of blu and red shades, together with other colours such as pink, acid green, lilac and two or three temperatures of white. These last ones are particularly useful both for front lighting and some trendy effects like the beam walls, with 6500K and 3200K alternated.

Fin qui tutte le impostazioni sono standard, indipendentemente dal tipo di evento da affrontare. Impostare le cue è un’altra storia, perché dipende dal fatto che lavoriate in modalità teatro o in modalità busking.

Modalità teatro

Prima di passare alla creazione delle varie memorie bisogna decidere quale modalità di programmazione usare, scegliendo principalmente tra le due opzioni standard: Tracking e Cue Only (No Tracking). Provo a spiegarlo in modo semplice.

Il Tracking permette in sostanza di registrare nelle memorie solo i parametri che avete usato. Quindi, se nella prima memoria avete impostato un dimmer al 60% e nella seconda il prisma e un gobo, alla fine troverete l’apparecchio acceso con gobo e prisma ma con il dimmer al 60% ereditato dalla prima cue e non memorizzato nella seconda.
Così, se il lighting designer chiama “la prossima memoria è uguale alla 7” e voi fate solo un copia e incolla, potete facilmente ottenere una situazione del tutto diversa dalla memoria 7, perché include tutto ciò che va dalla 1 alla 6. Per queste situazioni quasi tutte le console permettono prima di tutto di calcolare automaticamente cosa succede nella prima memoria richiamata, e poi di fare una copia (o in alcuni casi uno snapshot) della situazione reale che vedete sul palco e non solo dei dati contenuti nella memoria.

The Cue Only mode you have a starting situation where every memory is the same as the previous one, picking up every parameter of the fixture, included the zero values. In this way a lot more data are stored, but for those who are not so good yet with the tracking, this is the best option to deal with a programming where the operator must repeat memories used before.

Modalità busking

In questo caso personalmente preferisco lavorare con palette preparate in precedenza e inserire nei vari fader alcune cue list di dimmer suddivise per gruppi di apparecchi. Per esempio, nel primo fader ci sono i beam in americana, nel secondo i beam a terra, nel terzo i wash in americana e così via. Attenzione, ho parlato di cue list di dimmer perché di solito la cue 1 del primo cue stack (che, come nell’esempio precedente, riguarda i beam in americana) contiene il dimmer da 0 a full sull’intero gruppo, la cue 2 un effetto pulse da sinistra a destra, la cue 3 un effetto pulse random e così via.

Creati i vari dimmer e salvati sui fader della console, sempre ragionando per gruppi, si possono impostare gli effetti di movimento o quelli legati agli altri parametri dell’apparecchio, sui fader disponibili o sugli executor (di solito pulsanti fisici personalizzabili o pulsanti touch). Parlando di movimenti, creo sempre per ogni gruppo un effetto di pan e uno di tilt su due executor diversi, con la possibilità di variare ampiezza o velocità del singolo effetto. Se attivo solo uno dei due executor ottengo un movimento orizzontale o verticale; se li attivo entrambi, ottengo un movimento su due dimensioni che può variare da circolare a ellittico a seconda di velocità e ampiezza. Allo stesso modo ci si può divertire con altri parametri come iride, zoom, shutter e così via.

Ultima raccomandazione prima di iniziare a programmare: preparate tutto il necessario prima di arrivare sul posto, possibilmente il primo giorno di montaggio. Molti marchi permettono di scaricare la versione PC delle loro console, così da arrivare in location con almeno tutte le palette standard già pronte.

Nel prossimo articolo parlerò di alcune regole di buon comportamento e darò altri consigli utili per gestire la programmazione. Restate sintonizzati!

Walter Lutzu
Project Coordinator